5 Strategie per far fare i compiti estivi a tuo figlio

da | Giu 29, 2018 | studio | 1 commento

Visto che d’estate l’andazzo è che di fare i compiti non se ne parla fino a settembre, abbiamo pensato bene di darti 5 strategie per far fare i compiti estivi a tuo figlio. 5 strategie per far fare i compiti estivi a tuo figlio “Aaaaaaah finalmente la scuola è finita! Adesso 3 mesi di ferie, e di libri e compiti non ne voglio sentir parlare!” … Vedo già il panico della prima settimana di settembre perché ci sono ancora tutti i compiti estivi da fare! E allora noi, in barba alle vacanze, ti diamo qualche suggerimento per evitare di arrivare a dover fare tutto il giorno prima di tornare a scuola. Abbiamo parlato altre volte dell’importanza di avere un metodo di studio, di comunicare in modo efficace con tuo figlio, e soprattutto della differenza tra aiutarlo e fare le cose al posto suo. Oggi, quindi, facciamo un passo avanti e ci preoccupiamo di aiutarti a fare in modo che il tuo erede si degni di studiare senza aspettare l’ultima ora dell’ultimo giorno. Quindi ecco 5 strategie per far fare i compiti estivi a tuo figlio, che poi con qualche piccola variazione possono essere usate tutto l’anno; di questo però ne riparleremo a settembre. Intanto:  

5 strategie per far fare i compiti estivi a tuo figlio

 

1) Stabilite in anticipo dei giorni in cui farà i compiti

  Quando siamo nel periodo estivo ci vogliamo solo divertire. Il sole, il mare, gli amici liberi. E chi ha voglia di fare i compiti? Ecco però che non fai in tempo ad abbronzarti che l’estate è già passata, settembre è alle porte e allora si comincia a sentire il tempo che stringe. Ne abbiamo parlato nell‘ultimo articolo: ogni volta che hai tanto tempo non vedi la fine, e quindi non senti il bisogno di impegnarti, proprio perché “tanto hai tempo”. Ecco perché ci riduciamo immancabilmente tutti all’ultimo minuto per fare qualsiasi cosa.  

Come sfuggire a questo circolo vizioso?

  Organizzati in anticipo e stabilisci un calendario. Ma non dev’essere vago. Giorni e orari esatti in cui tuo figlio deve mettersi lì a fare i compiti. Un’ora un paio di volte a settimana è più che sufficiente, anzi potrebbe bastare anche meno a volte. Altre volte invece si troverà comunque con qualche rimanenza a inizio settembre, ma di certo molto meno di chi non ha fatto nulla per tutta l’estate. I compiti estivi possono sembrare tanti, soprattutto se ti ritrovi a doverli fare tutti in una settimana, ma diluiti nel modo giusto richiedono un piccolo impegno solo uno o due giorni a settimana. Nell’organizzarsi in questo modo ci sono principalmente 3 vantaggi:  
  1. E’ molto più semplice studiare per mezz’ora o un’ora 2 o 3 volte a settimana invece che chinarsi sui libri per una settimana intera.
  2. Si può godere le vacanze fino all’ultimo giorno invece che anticipare la scuola di una o 2 settimana facendo una full immersion di compiti.
  3. Non si dimentica tutto quello che ha studiato durante l’anno, perché dopo 3 mesi che non apre un libro non si ricorda proprio tutto tutto, mentre invece facendo così il cervello rimane allenato, svolge i compiti più facilmente e inizia l’anno scolastico meglio perché in pratica non ha mai smesso di studiare.
  Non sarà facile, soprattutto se non è abituato a studiare durante l’anno (quindi figuriamoci d’estate), ma da qualche parte bisogna iniziare. E poi se fosse facile lui avrebbe tutti 10…va beh dai, tutti 8 e 9 e tu non saresti qui a leggere queste cose. Ne riparliamo nel punto 3. Andiamo avanti.  

2) Dagli un tempo limitato ogni volta, con un obiettivo chiaro

  Ok, avete organizzato le date. Bene. Ora tuo figlio si mette lì e…..non conclude niente. Ma come?? Eh già. Ma prima di iniziare a imprecare per lo sforzo vano, cerchiamo di capire perché succede. I motivi sono principalmente 2. Anzi 3.  

1.C’è tempo. L’estate è lunga. Inizia leggero e la prossima volta farà di più

  Si, ok, abbiamo organizzato le date, ma va beh comunque sono tante e anche se oggi faccio poco poco, giusto per riscaldarmi, poi recupero la prossima volta… Ok, iniziamo. Con molta calma. (20 minuti dopo) Ho finito un esercizio! Direi che per oggi ho fatto abbastanza. La prossima volta farò di più. La prossima volta…  

2.C’è così tanta roba da fare che non sa da dove cominciare.

  Uhmmm…..facciamo matematica. Vediamo un po’….questo! (5 minuti dopo) No questo è difficile, per iniziare facciamo qualcosa di più facile. Questo! ….come si faceva questo? Ok, allora oggi faccio un’altra materia. Hmmm facciamo…storia! (5 minuti dopo) Uh mamma mia quanta roba. Non finirò mai… Va bene allora facciamoooo….inglese. Oddio com’erano le regole grammaticali qui? Aspetta che me le vado a rivedere. Dove sarà il libro? (10 minuti dopo) Ah! Eccolo! Va beh dai, ripasso un po’, 10 minuti, così la prossima volta le so e faccio gli esercizi. Per oggi ho fatto mezz’ora direi che può bastare. La prossima volta faccio gli esercizi. La prossima volta…  

3.Non ne ha voglia

  (mentre gioca alla playstation) Uh, dovrei fare i compiti! Non ne ho voglia! Va beh la prossima volta dai, l’estate è lunga. La prossima volta… Insomma il risultato è sempre lo stesso. Lo faccio la prossima volta. Un po’ come le diete che iniziano domani. Perché succede questo? Un po’ è sempre questione di autodisciplina, e ne parliamo tra poco. Un po’ è questione di organizzazione e obiettivi.  

E dunque come deve organizzarsi?

  Il trucco sta nel suddividere l’intero lavoro in piccoli blocchi di tempo e di lavoro. Esempio: Supponiamo, per semplicità di calcolo, che abbia in tutto 5 materie su cui lavorare, e mettendosi alla scrivania per 2 ore, 2 volte a settimana, viene fuori che in totale tuo figlio studia per 52 ore. Arrotondiamo a 50, sempre per semplicità di calcolo. Di conseguenza lui dedicherà 10 ore per ogni materia (facciamo finta che ogni materia richieda la stessa quantità di lavoro, giusto per capire il concetto). Ora, prendiamo matematica. 10 ore di esercizi di matematica sono tante, ma se ad esempio gli esercizi sono 50, vuol dire che deve dedicare un’ora per fare 5 esercizi. Quindi ogni volta che si mette lì 2 ore, deve fare 10 esercizi. In questo modo sente molto di più il senso dell’urgenza perché non ha tutta l’estate per fare quegli esercizi, ma ha solo quelle due ore lì. E se due ore gli sembrano tante, può dedicare 12 minuti per ogni esercizio, che è la stessa cosa solo che 12 minuti passano molto in fretta, e quindi il senso dell’urgenza per ogni esercizio è molto più forte. Se ci mette di più dovrà impegnarsi di più in quello dopo, se ci mette di meno per tutti e dopo un’ora e 20 ha finito, benissimo. Ha vinto 40 minuti di ferie gratis! Questo tipo di strategie aiuta il cervello a focalizzarsi meglio su quello che deve fare, perché gli viene dato un tempo di inizio e di fine molto limitato. L’attenzione è una risorsa di per sé molto limitata, quindi se non le dai dei paletti chiari lei prende e se ne va. E non sarà certo la scusa del “non ho voglia” ha risolvere i suoi problemi perché quelli non si risolvono da soli. Deve mettersi lì e fare. Non si scappa.  

3) Elimina le distrazioni

  Distrarsi è un attimo e quando è ora di fare i compiti (o qualunque altro tipo di lavoro) è sempre bene togliere di torno tutto quello che non serve allo scopo. Telefono spento o in modalità aereo. Niente TV. Via tutto quello che può distrarre tuo figlio. E se ha bisogno della tecnologia per cercare alcune informazioni lo fa prima di far partire il cronometro. Poi, quando ha tutto, si comincia.  

4) Affiancalo

  La disciplina non è una qualità che si sviluppa in un giorno, quindi se tuo figlio non è abituato a studiare è probabile che comunque non riuscirà a impegnarsi come si deve, anche se hai preso tutte le precauzioni possibili e immaginabili. In questo caso l’affiancamento è d’obbligo. Il che però non vuol dire che devi fare i compiti al posto suo, ma vuol dire che lo aiuti a sviluppare i ragionamenti, a stare dentro nei tempi a capire con la sua testa quali sono i punti chiave da schematizzare per le materie da studiare, e così via. L’ideale è essere una spalla che c’è e non c’è. Perché se ci sei sempre, lui tenderà ad appoggiarsi a te ogni volta che dovrà fare un certo sforzo. Invece se il tuo aiuto sta una volta nell’invito al ragionamento e la volta dopo nell’invito a usare autonomamente il ragionamento appreso, allora imparerà presto a fare suoi certi meccanismi.  

5) Premialo

  Infine puoi dargli un motivo in più e che dia una soddisfazione più immediata di quella del rientro a scuola di settembre con i compiti fatti (sempre se quella si può chiamare soddisfazione…). Ma non dev’essere un ricatto. Dev’essere qualcosa di aggiuntivo. E non dev’essere la rinegoziazione di qualcosa che gli hai già promesso, perché questo metterebbe in risalto gli aspetti negativi e sentimenti come il risentimento. La cosa migliore sarebbe dargli un premio inaspettato, cioè senza dirglielo prima. Se questa settimana è stato bravo e ha lavorato bene, potrebbe essere una buona idea fargli una sorpresina, che poi può diventare un premio un po’ più impegnativo se si è impegnato regolarmente per tutta l’estate, ma senza che lo sappia prima. Queste strategie provengono dal mondo dell’auto-efficacia e dalle scienze delle comunicazioni, e danno ottimi risultati sia nello studio sia nel mondo del lavoro. L’unica differenza è quando tuo figlio approderà nel mondo del lavoro, i premi saranno sostituiti dai compensi e dalla soddisfazione dei suoi clienti e delle persone che gli stanno intorno. Hai già provato a usare queste strategie senza risultati? Prima di disperarti, leggi qui. Forse possiamo aiutarti.

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1 commento

  1. Lucia

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