Come comunicare con tuo figlio

da | Mag 16, 2018 | rapporto genitori figli | 1 commento

come comunicare con tuo figlio Oggi, con una introduzione alla Alberto Angela, esploreremo un argomento tanto comune quanto trascurato. La comunicazione. Nello specifico, vedremo come comunicare con tuo figlio. Ma non mi riferisco alla comunicazione intesa come il dare del lei, l’evitare le parolacce, dire “buongiorno”, “arrivederci” e “grazie”; quello rientra più che altro nel bon ton, nell’educazione. E poi in un modo o in un altro le parolacce le imparano lo stesso. No, mi riferisco al modo in cui tuo figlio imparerà ad approcciarsi agli altri nella vita, a controllare le sue emozioni e a rispondere alle varie situazioni per il resto dei suoi giorni (ma anche anni, vista l’età). Allora come puoi fare per insegnare a comunicare a tuo figlio nel migliore dei modi? Sappiamo che per i ragazzi ha molto più valore quello che fai, di ciò che dici. Perciò se chiedi loro di avere un certo tipo di comunicazione, che tu per prima non hai, probabilmente non caverai un ragno dal buco. Quindi, per insegnare a comunicare a tuo figlio nel migliore dei modi devi… comunicare con tuo figlio nel migliore dei modi. Oppure assumere qualcuno che gli insegni a comunicare, ma tu genitore sarai sempre un esempio, buono o no che sia. Quindi non sarebbe una cattiva idea se fossi tu il suo miglior esempio, invece di lasciare che sia qualcun altro. Come abbiamo detto nell’ultimo articolo, per lo studio non ci sono scorciatoie; e nemmeno qui ce ne sono. Non imparerà se qualcuno non gli fa vedere per filo e per segno come si comunica. Punto. Ma come si comunica? Domanda lecita. Vediamo 6 punti da tenere in considerazione per comunicare con tuo figlio correttamente.  

1.Mostragli il tuo interesse

  Perchè in fondo la comunicazione parte da qui. Anzi, diversi studi (il più noto è quello di Albert Mehrabian) dimostrano che la maggior parte della comunicazione sta in quello che fai più che in quello che dici. Il fatto di avvicinarti a tuo figlio mostrando interesse per ciò che fa, ha 2 effetti: 1)lo fa sentire considerato e appartenente ad un gruppo (in questo caso la famiglia) 2)gli da gli strumenti per fare la stessa cosa poi con gli altri Oltre ovviamente a permetterti di interagire di più con lui. Questa però è una cosa che, purtroppo, viene fatta sempre più di rado. Vuoi per il lavoro, la casa da pulire, la cena da preparare, il film su italia 1, queste 24 ore finiscono sempre prima del previsto. E non dimentichiamoci di controllare Facebook. Tutte queste corse frenetiche ci hanno reso un pochino più egoisti, insegnandoci a sfruttare ogni nanosecondo disponibile per noi. E se per un qualche miracolo ne avanza qualcuno, un po’ di sano riposo ce lo siamo meritato. Quello a cui però non pensi perchè sei troppo stanca, o perchè sta per iniziare il film su italia 1, è che anche le persone che ti sono accanto vorrebbero un po’ della tua attenzione. Anche se non ne hai voglia. Soprattutto tuo figlio. E se tuo figlio si comporta in un modo un po’ sgarbato o disinteressato, il problema potrebbe (dico, potrebbe) anche essere che non gli dedichi abbastanza attenzioni; di conseguenza lui potrebbe sentirsi trascurato e comportarsi così. In questo caso mostrare interesse verso il suo stato d’animo è il primo passo da fare per capire qual è il suo problema. Se però l’interesse non lo mostriamo solo quando qualcosa non va, ancora meglio.  

2.Rispetta la sua privacy

  Tuttavia nemmeno stargli addosso dalla mattina alla sera va bene. Anche lui è una persona, come me e come te, e come noi ha bisogno dei suoi spazi, di starsene per i fatti suoi. C’è un momento per interagire e uno per avere i tuoi spazi. Quando vuoi i tuoi spazi stai per conto tuo, e quando vuoi interagire vai in cerca di qualcun altro. Ecco, tuo figlio farà esattamente la stessa cosa. Quando vorrà parlare con te sarà il primo a fartelo sapere, se sa di poter contare su di te.  

3.Valorizza i contributi che porta in modo spontaneo

  Per un ragazzo, crescere è una continua scoperta. Ogni giorno impara qualcosa di nuovo. Perciò è molto importante dargli una guida costante. Il problema, in questo caso, è che spesso tendiamo a dare feedback solo quando il ragazzo (o chiunque stia dall’altra parte, un collega, un allievo o un amico) fa qualcosa di sbagliato. Però se fa qualcosa di buono tendiamo a minimizzare. Invece dovremmo essere capaci di valorizzare anche le azioni positive, a maggior ragione se sono spontanee. Se tuo figlio fa un bel gesto, aiuta in casa, studia di più per un compito difficile, si impegna per utili attività extra-scolastiche, senza che nessuno gli abbia chiesto nulla, vuol dire che è sulla strada giusta per diventare una brava persona, che sa darsi da fare senza per forza essere costretto a farlo. E questo lo porterà a raggiungere risultati migliori in futuro. Non è questo un comportamento da premiare?  

4.Non dare ordini, negozia

  Mi viene in mente il libro di Daniele Cesana “Si negozia sempre”. I migliori imprenditori e venditori sono coloro che sanno negoziare, concludendo così trattative win-win (cioè in cui vincono entrambe le parti). E nella vita si negozia sempre, non solo quando si deve vendere o comprare qualcosa. Puoi decidere di ottenere quello che vuoi con la forza, col rischio di finire d’avanti a un avvocato. Puoi decidere di ottenere quello che vuoi dando ordini a destra e a manca. Lavorativamente forse può anche funzionare, ma nella vita privata finirai presto per stare sulle …scatole a tutti. Oppure puoi decidere di usare il cervello, cercando di capire cosa vuoi tu e cosa vuole l’altra persona, e come potete fare per ottenere entrambi ciò che volete. Aspetta, so cosa stai pensando. “Se lui non vuole studiare e io voglio che studia, che facciamo?” Chiaro che se il discorso si ferma lì non può esserci una trattativa win-win. Ma se è vero che tra te e tuo figlio c’è una certa differenza di età, sarà pur vero che tu conoscerai l’utilità dello studio sul lungo termine, mentre lui (tendenzialmente, essendo un ragazzino) non riesce a vedere più in là di domani. Quindi sta a te fargli comprendere l’utilità dello studio in modo che lui possa cambiare la sua percezione. Detto ciò, una trattativa del genere (tu vuoi che studi ma lui non ne vuole sapere) non è nemmeno da prendere in considerazione in quanto si basa su ciò che vuoi tu e ciò che NON vuole lui, mentre invece dovrebbe essere ciò che vuoi tu e ciò che vuole lui.  

5.Non pensare per lui, stimolalo ad esprimere le sue opinioni

  Ne abbiamo parlato di recente, dell’importanza di aiutare i ragazzi ma di non fare le cose al posto loro. Uno studio finlandese fatto da due università, durato tre anni e a cui hanno preso parte 1800 studenti, ha dimostrato che i figli le cui madri li aiutavano nello studio solo in caso di bisogno, lasciando svolgere i loro compiti in modo autonomo, avevano un miglior rendimento scolastico e una maggior perseveranza nello svolgimento dei compiti. Invece nelle famiglie in cui i genitori facevano abitualmente i compiti insieme ai figli, questi avevano un rendimento mediamente più basso. E la stessa cosa succede in tutti gli altri ambiti della vita quotidiana. Ogni volta che fai le cose al posto suo stai limitando le sue capacità di apprendimento.  

6.Accetta le sue reazioni emotive

  Capita a tutti di “scaldarsi” ogni tanto, e la cosa è ancor più normale per i ragazzi, che ancora non hanno la capacità di autocontrollo di un adulto. Inoltre nel percorso di crescita si scoprono moltissime cose nuove, di se stessi e del mondo che ci circonda. Per un ragazzo di quell’età, tutte queste cose nuove hanno una certa importanza, molta più di quanta ne diamo noi che ormai conosciamo bene noi stessi e il mondo intorno a noi. Perciò può essere che un ragazzo si infervori per qualcosa per cui in realtà non vale particolarmente la pena. Ma se lo fa è perchè per lui è importante. Anche in questo caso rispondere fuoco col fuoco rischia solo di provocare un incendio. Cerca di capire perchè si è infervorato. Dimostra fermezza e autocontrollo, e lui imparerà a essere fermo e controllato. Ma non troppo. Ci sono comunque cose per cui vale la pena scaldarsi. E’ in momenti come questi che i ragazzi hanno l’occasione di imparare le parolacce.  

7.Evita i giudizi personali

  Infine, ma non per questo meno importante, se tuo figlio ha fatto qualcosa che non doveva fare, di solito la reazione è: “Oh ma sei proprio un cretino!” (dai, cretino si può dire…non è una parolaccia) E se vogliamo fare anche un’analisi storica, qualche anno fa, oltre a prendersi del cretino si sarebbe preso anche una pattona. Non ti dirò di fargli i complimenti anche quando fa l’asino, però invece di concentrarti sulla persona, dovresti concentrarti sull’azione. Quindi non “sei un cretino” ma “questa cosa non si fa”. Ancora meglio se gli dai un alternativa positiva, una correzione. “Se invece di fare l’asino ti comporti in quest’altro modo, potresti anche ottenere questo risultato (che può essere un giocattolo, una pizza, l’interesse di un’amica…chi lo sa). Un’altra cosa molto utile e molto trascurata, nel caso di un cattivo comportamento con un’altra persona è il portare l’attenzione sul risultato del suo comportamento, cioè lo stato d’animo dell’altra persona. In questo modo il ragazzo tenderà a sviluppare maggiormente il suo senso di empatia nei confronti degli altri. Potrei in realtà andare avanti ancora per molto, perchè la comunicazione è un argomento molto vasto e a cui dedicheremo certamente uno dei nostri incontri con i genitori. Ma per evitare di trasformare questo articolo in un libro, mi fermo. Anzi qualcuno il libro l’ha già scritto, ce ne sono tanti sull’argomento, ma uno che ti consiglio di leggere è “Le parole sono finestre (oppure muri)” Introduzione alla comunicazione non violenta di Marshall Rosenberg. Ne approfitto per ricordarti che, se vuoi dare una mano a tuo figlio con qualcosa di più di una semplice ripetizione, può interessarti il nostro programma impara a studiare, che aiuta tuo figlio di acquisire le capacità necessarie per affrontare al meglio le materie in cui è più carente.

Ecco perché non devi studiare per il voto

La maggior parte delle volte che un genitore ci contatta è perché il figlio a scuola non va. Secondo il genitore il problema sono i voti bassi. Eppure, 99 volte su 100, il problema reale, non è il voto. I brutti voti sono solo la leva che fa scattare il desiderio di...

Dai modo a tuo figlio di mettersi alla prova?

Sono 10 anni, forse più o forse qualcuno in meno, che gli fai trovare la pappa pronta. Per tutte le elementari l'hai seguito nei compiti...o forse ne hai fatti più tu di lui (come se non ne avessi già fatti abbastanza quando è toccato a te)...   Ora ha iniziato...

E’ sempre colpa dei genitori?

Quante volte trascorriamo il nostro tempo a chiederci di chi è la colpa, anziché cercare di capire come affrontare il problema? E' colpa dei genitori? Dell'ex marito? Dello stato? Limitarsi ad autocolpevolizzarsi o attribuire la colpa al marito o ex marito, non serve...

Mio figlio non è più un bambino

Nei nostri articoli parliamo spesso di adolescenza ma...cosa succede prima? Non è che da un giorno all'altro tuo figlio non è più un bambino e diventa adolescente, e poi adulto. Tra queste 3 fasi ci sono molte aree intermedie, e una di queste è la preadolescenza. La...

Si può superare l’anno scolastico iniziando a studiare a febbraio?

Ora che comincia a farsi sentire l'estate, molti ragazzi iniziano a chiedersi come superare l'anno scolastico, e se ne sentono un po' di tutti i colori. Chi va bene e si avvicina orgogliosamente, a colpi di 8 e 9, verso la fine dell'anno Chi arranca un po' ma alla...

Va bene. Quando non va bene per niente…

Quante volte ci teniamo le cose dentro perché, su, in fondo non è il caso di arrabbiarsi, e sembra quasi che vada tutto bene finché a un certo punto non va bene per niente? Questo di solito è quello che succede: In una relazione tra due persone va tutto bene. A un...

Come scegliere la scuola superiore

Ci siamo, ormai è novembre ed è ora di scegliere una scuola superiore per i ragazzi che frequentano la terza media. Ma...quale scegliere? E chi la sceglie? E se poi non gli piace? E se poi...va beh, insomma è chiaro che non sia una scelta facile. Quindi, visto che non...

Come reagire ai cyberbulli

Le cose non sono poi cambiate molto negli ultimi anni, decenni...secoli. Insomma, non è poi cambiato molto, in generale. Nell'ultimo articolo abbiamo visto che le lamentele sono sempre le stesse anche per le “nuove generazioni”, oggi come 2000 anni fa. L'unica cosa...

Come trovare uno psicologo bravo a Parma

Ti stai chiedendo come trovare uno psicologo bravo a Parma perché ce ne sono così tanti che non sai quale possa fare al caso tuo? Magari hai paura di non risolvere nulla e quindi buttare soldi e tempo per niente. Quindi hai iniziato la tua ricerca per trovare uno...

Nativi digitali: istruzioni per l’uso

L'espressione nativi digitali è stata coniata da Mark Prensky nel 2001, ma il suo significato è cambiato più volte nel tempo. (Wikipedia) Oggi, con il termine “nativi digitali” si fa generalmente riferimento a quelle persone nate dopo gli anni 2000. Sono stati fatti...

1 commento

  1. Cinzia Michetti

    Vero…

    Rispondi

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *