Come influisce il pregiudizio sulle relazioni degli adolescenti

da | Lug 23, 2018 | Sviluppo Adolescente | 0 commenti

La capacità di studiare tanto e bene non è l’unica prerogativa degli studenti con i risultati migliori.
Un’altra differenza molto importante, e di cui parleremo oggi, è l’influenza del pregiudizio sulle relazioni degli adolescenti, e in che modo questo incide anche sui voti a scuola.

 

In che modo influisce il pregiudizio sulle relazioni degli adolescenti, e sulle loro prestazioni scolastiche?

 

Quasi 300 anni sono passati da quando i filosofi illuministi hanno iniziato seriamente a cercare di smascherare i pregiudizi delle persone, ma abbiamo ancora molta strada da fare.

E non si può certo dire che la mente sia dalla nostra parte…

Anzi, per aiutarci nella gestione dei compiti quotidiani, per ricordare meglio cose e persone, la nostra mente tende a etichettare tutto.

E’ una vera e propria strategia, ma questo modo di fare approssimativo e generalizzato, per quanto utile, può portarci ad una vera e propria distorsione della realtà.

Basti pensare agli stereotipi di genere, come quello per cui gli uomini guidano meglio delle donne (non ce ne vogliano né gli uomini né le donne, è giusto per citarne uno che conoscono tutti).

Ogni volta che, per assoluta coincidenza, succede qualcosa che conferma questo stereotipo, la mente di un uomo con questo pregiudizio si convincerà sempre di più che sia vero, mentre invece tutte le esperienze contrarie passeranno come casuali o inosservate.

Oppure saranno colpa di qualcun altro. Magari una donna.

Inoltre se, riprendendo l’esempio, un uomo è convinto che le donne guidino peggio degli uomini, si comporterà con loro in modo tale da evidenziare i loro errori al volante, e far emergere così quelle caratteristiche (ad esempio generando stress e ansia che possono aumentare le probabilità di commettere errori), aumentando ulteriormente il pregiudizio.

In questo modo si genera un ciclo infinito per cui la nostra percezione modifica il nostro comportamento, che rafforza la nostra percezione, e così via.

 

Effetto pigmalione

 

Questo fenomeno viene chiamato effetto Pigmalione, e può essere abbastanza frequente anche nei contesti scolastici.

Ad esempio, un insegnante di matematica può “etichettare” un ragazzo come scarso nella sua materia (per qualunque motivo, e anche se ancora non conosce le sue reali prestazioni), e di conseguenza lo tratterà, inconsciamente, in modo diverso.

Poiché un gran numero di persone hanno la tendenza e fare propri i giudizi degli altri, l’alunno in questione, dopo qualche fallimento, tenderà a convincersi di non essere bravo in matematica e a comportarsi di conseguenza.

Potrebbe essere il caso di uno studente che “a pelle” non piace al professore, e che nelle prime difficoltà nelle interrogazioni, in qualche errore nei compiti (errori che potrebbero capitare a chiunque) il professore troverà conferma della sua apparente scarsità.

Allo stesso modo, un alunno può avere un pregiudizio sull’insegnante.

Se alle elementari e alle medie il ragazzo ha avuto degli insegnanti di italiano eccessivamente esigenti, alle superiori, anche se non conosce il professore, potrebbe partire con dei pregiudizi su quel professore, e comportarsi di conseguenza.

Tenderà quindi a notare di più i lati esigenti del nuovo professore (che come giusto che sia ci devono essere, in giusta misura) anche se non sono eccessivi.

 

Gli studi

 

In uno studio del 2016 di Ryan Stolier e Jonathan Freeman (due ricercatori del dipartimento di Psicologia di New York), è stato dimostrato che una persona ci sembra più o meno buona o cattiva in base all’idea che abbiamo del gruppo a cui quella persona appartiene.

Riprendendo l’esempio di poco fa, se i precedenti insegnanti di italiano erano troppo esigenti, e di conseguenza alcuni ragazzi rinunciavano ad impegnarsi, anche il prossimo, secondo loro, sarà eccessivamente esigente, solo perché è anche lui un professore di italiano.

Anche se non sarà così, potrebbe volerci molto tempo perché i ragazzi si rendano conto della falsità del loro pregiudizio.
E non è nemmeno certo che se ne rendano conto.

Se a tuo figlio non piace un professore, sarà meno propenso a impegnarsi in quella materia, anche se quel professore in realtà non ha nulla contro il ragazzo.

Questi sono solo alcuni esempi di comportamenti non verbali che le persone mettono in atto senza esserne consapevoli.

E più le persone hanno dei pregiudizi inconsci su un determinato gruppo sociale, più avranno dei comportamenti che esprimono distacco e disagio verso quel gruppo.

Ad esempio, un ragazzo potrebbe allontanare un altro ragazzo con determinate caratteristiche perché quelle caratteristiche fanno parte di un gruppo di persone che a lui, inconsciamente, non piace.

E non parliamo per forza di bulli.
Vale per tutti.

Ragazzi normali con ragazzi disabili.
Ragazzi magri con ragazzi in sovrappeso.
Alunni che prendono a stento la sufficienza con alunni che prendono sempre ottimi voti.
Ragazzi con gusti musicali diversi tra loro, o che tifano squadre calcistiche diverse.

E per tutti può valere anche il contrario.

 

Abbiamo tutti degli stereotipi e dei pregiudizi, anche se spesso non ce ne rendiamo conto

 

E proprio perché spesso sono inconsci, non è facile né riconoscerli, né correggerli; anzi a volte possiamo sentirci offesi se ci viene fatto notare che abbiamo proprio quel tipo di pregiudizio.

Ad esempio, se tuo figlio pensa che i professori ce l’hanno con lui, tenderà ad avere un comportamento che avrà come risultato che veramente i professori ce l’avranno con lui.

Può succedere ad esempio con le interrogazioni.

“Ah guarda, il prof. tanto mi prende sempre di mira e mi fa solo le domande a cui non so rispondere”

Di conseguenza non studia, prendendo, per l’appunto, voti insufficienti nelle interrogazioni.

O ancora:

“Beh tanto come apro bocca mi danno una nota comportamentale”

Non rendendosi conto che la nota comportamentale è dovuta proprio al suo comportamento che disturba la lezione.

 

Sappiamo che il nostro cervello si fa un’idea di uno sconosciuto che ha davanti nei primi 7 secondi.
Questo è un pregiudizio.

Un pregiudizio inaccurato e approssimativo che per molto tempo ci ha permesso di sopravvivere alle più svariate situazioni, e che ci permetteva di capire se la persona che avevamo davanti rappresentava una minaccia o no.

 

Pregiudizi buoni e pregiudizi cattivi

 

Questi tipi di pregiudizi possono basarsi su informazioni che abbiamo già, come:

  • Delle storie che ci hanno raccontato, anche se non vere
  • Le esperienze che abbiamo avuto, anche se è stata una sola e non è stata piacevole pensiamo che non lo saranno nemmeno le altre. (Anche se le altre possono essere svariate migliaia e completamente diverse tra loro.)
  • O come ad esempio le notizie che vediamo alla TV, che però spesso possono essere distorte e non del tutto veritiere.

Il potere che hanno queste scorciatoie mentali sulle decisioni che prendiamo è enorme, e chiunque lavori nel settore pubblicitario lo sa bene.

Questi tipi di atteggiamenti valgono anche per tutte le relazioni che creano i ragazzi, sia tra coetanei sia con i professori e altri adulti.

Non di meno, questi tipi di atteggiamenti sono alla base delle divergenze dovute alle differenze di razza, religione, di gruppi sociali, musicali, e così via.

Nel 1726 Jonathan Swift ha scritto un libro per mostrare a tutti quanto siano potenti e ridicoli alcuni pregiudizi che governano le nostre vite.

…E chi è Jonathan Swift?

Avrai certamente sentito parlare de

 

“I viaggi di Gulliver”

 

Nel libro, il protagonista Lemuel Gulliver (un normale uomo di mezza età che conosce bene la medicina e diverse lingue) naufraga su un’isola sconosciuta agli uomini.

Al suo risveglio, Gulliver è legato da piccoli uomini alti circa 15 cm, abitanti delle isole vicine Lilliput e Blefuscu (due popolazioni divise da un’irrisolvibile controversia sul modo più corretto di rompere le uova).

Dopo essere stato liberato, nel libro vengono osservate le lotte tra le varie fazioni, rappresentate dalla rivalità tra “tacchi alti” e “tacchi bassi”, gli intrighi di corte, i metodi con cui viene conquistato il potere e la fiducia del sovrano, insistendo sulla corruzione dei tempi presenti rispetto a un luminoso passato.

I lillipuziani inoltre, sostengono di essere il popolo più potente e migliore del mondo, anche davanti a Gulliver.

Se tutto questo ti sembra familiare, è semplicemente perchè lo è.

Infatti nel libro ogni vicenda prendeva spunto dalle dispute tra i vari partiti religiosi, partiti sociali, stati.
Il che non è molto diverso da quello che succede oggi.

Poi, dopo aver aiutato la causa dei lillipuziani e dopo aver attraversato un’altra tempesta, viene ritrovato da un gigantesco contadino, abitante di Brobdingnag.
Ora la situazione è capovolta, e tocca a lui essere un nano in mezzo ai giganti.

Il libro de “I viaggi di Gulliver” vuole proprio dimostrare la potenza dell’abitudine e del pregiudizio, e tutte le esperienze che l’eroe fa nei suoi viaggi, servono a distruggere pian piano questi pregiudizi e le concezioni del suo mondo che credeva “normale”.

E questo lo fa attraverso la conoscenza.

Allo stesso modo il nostro mondo è composto da tanti sistemi chiusi che non comunicano fra di loro.

 

La percezione che abbiamo di noi stessi e degli altri dipende dalla prospettiva in cui ci, e li guardiamo

 

Molto spesso, la semplice possibilità di conoscere e parlare direttamente con una persona per cui abbiamo dei pregiudizi, basta per farli cadere.

Infatti, secondo lo psicologo Gordon Allport, il pregiudizio e la discriminazione nascono dalla mancanza di conoscenza tra membri di gruppi diversi.

Ma per ottenere effetti positivi è importante che la relazione sia utile per entrambi, per raggiungere scopi comuni; e soprattutto deve avvenire in un clima sostenuto da norme sociali favorevoli al contatto tra i gruppi di persone diverse.

Meglio ancora se il contatto favorisce lo scambio di informazioni personali e porta alla creazione di amicizie durevoli.

 

Come cercare di eliminare i pregiudizi cattivi?

 

Il primo passo da fare è sicuramente quello di chiederci se alcuni di questi pensieri sono nostri, o sono il frutto della cultura in cui siamo cresciuti, o di qualcosa che ci è stato detto.

Se i nostri pensieri sono frutto di esperienze reali dobbiamo chiederci:

 

Quante esperienze ho avuto?

 

Perché se la risposta è una o due, allora la tua cattiva esperienza può essere stata un caso, oppure può essere dipesa da te.

Prima che ti venga il dubbio vorrei specificare che parliamo di esperienze quotidiane e non pericolose.

Avvicinarsi a due energumeni armati pensando che la prima volta forse sei stato sgarbato, non è una buona idea.

Ma per un ragazzo mal visto in classe, il solo fatto di riuscire a pensare che le note comportamentali, o i bassi voti, potrebbero non dipendere dal fatto che i professori ce l’hanno con lui, ma dal fatto che lui deve cambiare atteggiamento, è già un grandissimo passo avanti.

Si tratta dunque di passare dal “è colpa sua” al “dipende da me”, e di questo ne avevamo parlato nell’articolo sulle responsabilità.

Il fatto di non avere pregiudizi permette ai ragazzi, come a tutte le persone, di essere più aperti verso lo studio, di tentare strade diverse perché se una non funziona non è per forza colpa di qualcun altro.

E questo gli permette anche di essere più aperti nelle relazioni, coltivare amicizie migliori, e trovare così un supporto migliore e maggiore sia verso i coetanei, sia verso gli adulti.

Ecco perché dovremmo favorire i contatti tra gruppi diversi e tra persone diverse.
La diversità, vissuta con l’onestà mentale di saper rivedere le nostre credenze, è la ricchezza più grande che abbiamo.

E’ proprio grazie alle diversità se oggi abbiamo tutta questa conoscenza, e domani ne avremo ancora di più.

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