Come scegliere la scuola superiore

da | Ott 29, 2018 | Sviluppo Adolescente | 0 commenti

Ci siamo, ormai è novembre ed è ora di scegliere una scuola superiore per i ragazzi che frequentano la terza media.

Ma…quale scegliere?
E chi la sceglie?
E se poi non gli piace?

E se poi…va beh, insomma è chiaro che non sia una scelta facile.

Quindi, visto che non è una scelta facile, abbiamo pensato bene di scrivere un articolo che vi complicasse la vita ulteriormente.

Pronti?

Ok, allora abbiamo riportato alcuni punti da tenere in considerazione nella scelta della scuola superiore.

Alcuni riguardano le scuole, altri le capacità dei ragazzi.

Li avevo anche numerati ma poi ho perso il conto quindi non garantisco che la numerazione sia mantenuta fino alla fine.

Criteri per scegliere la scuola superiore

1 – Nessuna scuola superiore preclude l’accesso all’università

Equazione tanto cara alla nostra cultura è quella per cui fa figo il liceo, perché ti da una preparazione più completa e perché dopo fai ancora in tempo a fare quello che vuoi.

Ni.

Non è sempre vero che il liceo da una preparazione più completa, e non è sempre vero che è più prestigioso perché in realtà ci sono degli ottimi istituti tecnici o professionali che danno un’ottima preparazione in una materia specifica.

Da questo punto di vista può essere utile un ragionamento forse più anticonvenzionale.

Perché da un istituto tecnico ben fatto e portato a termine con successo ne esce un ragazzo che ha uno straccio d’autostima, che magari nel frattempo ha scoperto che gli piace studiare e fa ancora in tempo a decidere di fare l’ingegnere nella vita.

Ma, al contrario, quando uno ha finito un liceo di cui non gliene fregava un cavolo e magari l’ha passato per miracolo, questo qui arriva alla fine del liceo che non ha ancora capito cosa vuole fare nella vita.

Ed è più demotivante partire con delle aspettative più alte e poi accorgersi che non era quella la strada giusta, rispetto al partire più bassi per poi puntare più in alto.

Fare l’elettricista o il meccanico dopo aver fatto il liceo potrebbe essere un duro colpo per l’autostima di tutti, ragazzi e genitori.

Inoltre farli andare in una scuola troppo difficile con l’idea che diventino bravi e gli venga la voglia di studiare (se la voglia di studiare non ce l’avevano già prima) potrebbe produrre l’effetto contrario.

2 Fare da funzione osservante

E’ ormai il mantra di ogni articolo citare l’argomento, ma è doveroso ripeterlo (anche perché questo potrebbe essere il primo nostro articolo che leggi).

I ragazzi in terza media non sono realisticamente consapevoli delle cose in cui sono bravi e in cui riescono bene con poca fatica, e soprattutto non sanno cosa sarà della loro vita.

E’ assolutamente normale, perché come abbiamo detto in questo articolo le aree razionali del cervello a quell’età non sono ancora completamente sviluppate.

Proprio per questo gli istituti e i licei tendono a fare nei primi due anni materie più teoriche e comuni.

Lo fanno non per fare un prolungamento della scuola media o per dare ulteriori basi agli ignoranti, ma lo fanno perché si sa che nello sviluppo, prima dei 16/17, anni non c’è la capacità cerebrale di ragionare facendo progetti futuri o pensando alle diverse ipotesi che potrebbero accadere a seconda delle nostre scelte.

I primi 2 anni sono una sorta di zona franca che serve ai ragazzi per valutare se quello che hanno scelto gli piace e se è effettivamente una scelta adeguata per loro.

Il biennio comune, quindi, gli permette di testare la scelta che ha fatto, di guardarsi intorno in modo più consapevole e di cambiare idea senza troppi danni e perdite; perciò se tuo figlio decidesse di cambiare indirizzo nel biennio sappi che è assolutamente normale (nel senso che è proprio questo lo scopo del biennio).

Quindi qual è il tuo compito di genitore in questo caso?

Aiutare il ragazzo a capire in che cosa, dal tuo punto di vista, è bravino senza troppa fatica e cosa nel tempo gli è sempre piaciuto, e cosa no, delineando così una scelta (con un eventuale piano B nel caso tale scelta risultasse un flop).

Ma! Ma…c’è un ma grosso come una casa e qui arriviamo al punto 3.

3 I figli non sono i genitori

I figli sono i figli, non gli ideali o le ambizioni mancate dei genitori.

Esempio: se mio figlio ha un’intelligenza più pratica, più concreta e per tutto il periodo delle medie ha fatto fatica a portare a casa una sufficienza piena in materie teoriche, io non lo posso mettere in un liceo scientifico che lui la matematica non l’ha mai capita.

Quindi è importante non confondere quelle che sono le mie ambizioni, i miei desideri come genitore, con quelle che sono le sue capacità e i suoi desideri, perché altrimenti si rischia di commettere l’errore di cui abbiamo parlato al punto 1 e scegliere la scuola superiore sbagliata.

A questo aggiungerei, visto che l’abbiamo infilata nell’esempio, di aiutare i ragazzi a tenere bene a mente la distinzione tra teoria e pratica.

C’è chi ama passare 18 ore al giorno seduto a leggere e a pensare alle idee e chi invece ha un orientamento più attivo, è più orientato al fare, è più dinamico.

Che non vuol dire (come si è soliti pensare) che uno è più intelligente e l’altro meno, ma che sono due tipi diversi di intelligenze.

Entrambe le tipologie di intelligenze possono essere valorizzate non solo in settori lavorativi diversi, ma anche in modo diverso nello stesso settore.

Ad esempio un infermiere che lavora al pronto soccorso avrà un approccio meno teorico di quello di un medico, ma anche molto più operativo e dinamico di uno che fa l’infermiere in geriatria che non è né troppo teorico né troppo operativo.

4 Sbattersi tanto

Bisogna andare a vedere le scuole e capire il tipo di materie che fanno.

I ragazzi non sanno, ad esempio, la distinzione tra matematica e ragioneria, inoltre a quell’età (in realtà sempre, ma a quell’età in modo particolare) è più importante l’ambiente sociale della materia di studio.

Quindi anche se sono bravo e mi piace la matematica, ma la scuola dove fanno matematica mi fa schifo, io lì non riuscirò a starci bene e questa cosa diventerà un problema anche dal punto di vista del rendimento scolastico.

Anche l’insegnante è molto importante e può anche influire sulla quantità di passione che il ragazzo mette nello studio, o la quantità di voglia che il ragazzo ha di abbandonare quello studio…

Perciò l’ambiente non va assolutamente sottovalutato.

5 Occhio alle influenze

Non quelle invernali, ma quelle degli amici.

Farsi troppo condizionare dalle idee e dalle decisioni del migliore amico può essere un problema.

Se il mio migliore amico vuole fare l’elettricista perché a lui l’elettrico gli piace tanto ma a me no, non ho la memoria di lavoro e non sono capace di mettere insieme due cose in modo logico, succederà che lui avrà successo e andrà avanti, mentre io resterò in prima per 4 anni.

Quindi forse non è il caso di prendere quella strada solo perché la sceglie anche lui.

Insomma, in tutto questo calderone di complessità gli ingredienti sono:

  • Scegliere la scuola sapendo che nessuna preclude l’università e tenendo conto delle capacità del ragazzo
  • Osservare, guidare, supportare i ragazzi nella scelta perché a quell’età non sono in grado di fare previsioni future accurate
  • Tenere presente che le abilità e i desideri dei ragazzi possono essere differenti dai vostri, e quindi le strade da intraprendere sono diverse
  • Guardare varie scuole e cercare di scegliere quella che promette bene non solo dal punto di vista del percorso di studio ma anche dell’ambiente scolastico
  • Verificare che la scelta non sia dettata soltanto dal desiderio di seguire gli amici

Riassumendo

 

Il facile compito che qualcuno dovrà pur fare in questo periodo (non fatevi avanti in troppi mi raccomando) è cercare di aiutare i ragazzi a trovare un felice compromesso tra:

Gli interessi, cioè quello che gli piace

Le attitudini, cioè quello in cui sono bravi

Quello che gli fa meno schifo, giustamente, se no non studiano

Quello che gli potrà dare più opportunità alla fine dei 5 anni per fare una scelta immediatamente lavorativa o una universitaria

Qualcosa che abbia un ambiente piacevole che motivi allo studio

E anche tra quello che è comodo (questo non l’avevamo detto) perché se il ragazzo si deve svegliare alle 5 per essere a scuola alle 8 e riuscire a tornare a casa alle 4 e mezza del pomeriggio, fare i compiti, avere una vita sociale e avere degli interessi potrebbe risultare abbastanza complicato.

Insomma…facile no?

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