A scuola va bene, ma la matematica proprio non gli riesce

da | Mag 24, 2018 | studio | 0 commenti

Eh già, del resto è così. Quando uno non è portato per la matematica non c’è niente da fare. Vero? O forse no? C’è chi sostiene il contrario. Due tizi americani (9 volte su 10 sono sempre americani, non si sa come mai) qualche anno fa, hanno scritto un articolo riportando la loro esperienza dopo anni di insegnamenti. Il titolo (che traduco) era questo:  

“Pensi di non essere portato per la matematica? Pensa ancora.”

  In sostanza il succo del discorso era che non è questione di genetica. Bravi si diventa. Il talento, in matematica come nella vita, viene dopo, cioè è meno importante del lavoro fatto, della preparazione, della ripetizione e della fiducia in sé stessi. Questi due signori, Noah Smith e Miles Kimball, hanno insegnato matematica per diversi anni, come professori, assistenti o insegnanti privati, e hanno notato questo tipo di schema:
  • I bambini accedono alle elementari.
  • Alcuni di questi bambini hanno dei genitori che li hanno già iniziati alla matematica, altri no.
  • Nelle prime verifiche i bambini che avevano iniziato a fare matematica prima della scuola, e che quindi erano più preparati, prendevano subito A, mentre i bambini meno preparati si impegnavano visibilmente di più per arrivare mediamente a un B, o C.
 
  • I bambini meno preparati, non realizzando che i compagni con voti migliori erano semplicemente più preparati, pensavano che non erano portati per la matematica.
  • Con questo pensiero hanno dedicato un impegno minore nelle verifiche successive e negli anni successivi, prendendo quindi sempre voti bassi.
 
  • I bambini più preparati, invece, non realizzando che i compagni con voti più bassi erano semplicemente meno preparati, pensavano di essere portati per la matematica.
  • Con questo pensiero hanno dedicato un impegno maggiore nelle verifiche successive e negli anni successivi, prendendo quindi sempre buoni voti.
È un circolo vizioso, o virtuoso, e la falla qui sta nel credere che le cose siano così e basta. Non è portato, la matematica proprio non gli riesce. Così diventa una profezia che si auto-avvera. la matematica proprio non gli piace

Ci sono però altre tre teorie, elaborate di recente, che ti riporto in breve

  Una è la teoria pragmatico-linguistica, che lega la costruzione mentale della logica all’esposizione orale. Secondo questa teoria, il problema potrebbe essere nella decodifica da pensiero mentale a linguaggio. Cioè, non riesce a tradurre le formule che ha in testa in linguaggio. La seconda è la teoria psico-retorica. Questa si basa sulla difficoltà nell’interpretare i testi dei problemi, che ne rende quindi complicata la risoluzione. Cioè, fatica a decifrare le formule scritte, e di conseguenza non gli riesce tutta l’esecuzione. La terza, infine, si basa sul fatto che la mente lavora sulle rappresentazioni di modelli che hanno lo stesso significato delle frasi verbali a cui si riferiscono. …aspetta aspetta, forse ho usato troppi paroloni tutti insieme… Non mi dilungo oltre, giuro. Il punto è questo. In ognuno di questi tre casi, se il ragazzo è sano, che tu ci creda o no, riuscirà a saltarci fuori anche in matematica. E potrebbe anche diventare bravino. Perchè anche in questi casi si rischia di cadere nel circolo vizioso che abbiamo visto prima. la matematica proprio non gli riesce

Il fatto di sapere che lui stesso contribuisce ad alimentare questo ciclo infinito è proprio la chiave per permettergli di interromperlo

  Attenzione, non voglio dire che tuo figlio come gli spieghi queste cose, sim salabim bum bam e prende tutti 10. No, è chiaro. Non è questo lo scopo. Lo scopo è acquisire la consapevolezza che se lui per primo non si impegna, di certo non migliorerà, e quindi sarà sempre “scarso” in matematica. In matematica come in tutte le cose nella vita. Perchè non riesco a fare questa cosa? Cosa mi serve per riuscire a fare questa cosa? Nessuno nasce imparato. Come abbiamo detto in questo articolo, il più è capire il trucco (e perseverare). In questo caso specifico, il ragazzo deve solo riuscire a fare sua la logica della matematica, adottando quindi un metodo di studio e di lavoro adeguato alla materia. E’ vero che ci sarà chi è più portato e chi meno; ma se chi è portato potrebbe fare il matematico, il fisico o lo scienziato, chi non lo è potrebbe accontentarsi della sufficienza a scuola.   Se vuoi dare una mano a tuo figlio con qualcosa di più di una semplice ripetizione, può esserti utile il nostro programma impara a studiare, che aiuta a tuo figlio di acquisire le capacità necessarie per affrontare al meglio le materie in cui è più carente, insegnandoli ad utilizzare il metodo di studio più adatto a lui e alle materie richieste.  

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