La mia generazione non era così da giovane!! …sicuri sicuri?

da | Set 14, 2018 | rapporto genitori figli | 0 commenti

“…Si preoccupano solo di cose frivole e senza importanza. Quando ero un ragazzo io ci insegnavano le buone maniere e a rispettare gli anziani, ma la gioventù di oggi vuole tutto subito e senza sforzo.” Suona familiare? Lo è, ma chi ha scritto questa frase non si riferiva ai giovani di oggi, e chi ha scritto questa frase si chiama Esiodo. Esiodo è stato un poeta vissuto circa tra settimo e il sesto secolo A.C. e la sua opera “Opere e i giorni” è una delle prime fonti storiche sulle condizioni economiche dell’antica grecia. Esatto. Quello che a noi sembra il disastro del secolo va invece avanti da millenni, e volendo usare la fonte riportata qui sopra, possiamo dire che in 2600 anni non è cambiato nulla. Ma a questo punto non stupirebbe se cavernicoli pochi anni dopo la scoperta del fuoco avessero mugugnato: “quando io giovane dovevamo lavorare tanto per calore, ragazzi di oggi invece volere sempre il caldo senza sforzi.” Nell’articolo di oggi riportiamo qualche dato che ti porterà a vedere gli adolescenti di oggi in ottica un pochino diversa, e avere così qualche strumento in più per poterli aiutare meglio.  

La mia generazione non era così!

  Nel 1968 Ernest Fladell scriveva un articolo per la rivista Life, dicendo: “…anche se la dicevo, sapevo che la frase “guadagnarsi da vivere” non aveva assolutamente alcun senso per questi ragazzi della società moderna.” E anche lui non si riferiva certo né ai millenials né ai nativi digitali. Era il 1968. Nel 2013 la rivista Time ha pubblicato la “generazione io”, quella che riguarda le nuove generazioni che pensano solo a sé stessi. Egoisti e narcisisti. Ma, nel 1976, la rivista New York….faceva lo stesso. Noti qualche somiglianza?  
Ci sono diverse evidenze del fatto che le nuove generazioni, per via delle nostre nuove abitudini abbiano livelli di autostima più bassi, e ne abbiamo parlato anche in altri articoli riferendoci alla differenza tra essere di supporto ed essere estremamente protettivi ostacolando le esperienze dei ragazzi.    

Ma solo le nuove generazioni hanno avuto questo problema?

  Una meta-analisi basata su 191 studi condotta da Ulrich Orth e i suoi colleghi dell’università di Bern ha riportato che, in linea generale, la nostra autostima aumenta fino a circa 60-70 anni per poi iniziare a scendere. In particolare, nei primi anni di vita i livelli di autostima sono piuttosto bassi, soprattutto per via dei grandi e continui cambiamenti naturali dovuti alla crescita. Nella maggior parte degli studi, il punto più basso lo si tocca nella prima fase del periodo adolescenziale, cioè tra i 12 e i 15 anni, calo molto probabilmente dovuto alla presa di consapevolezza della differenza tra sé immaginario e sé reale, e ai frequenti cambiamenti dovuti al percorso di crescita. Dai 15 anni invece l’autostima inizia a salire fino ai 60 anni, seppur con intensità diverse nel corso del tempo. Probabilmente la rimonta inizia proprio quando, come abbiamo visto nell’ultimo articolo, il cervello ha ormai ultimato la ristrutturazione iniziata pochi anni prima, e inizia ad avere qualche libertà in più nella scelta delle attività e delle amicizie sulla base della sua nuova personalità. In questa fase della loro vita, quindi, con un autostima quasi rasoterra (in generale, perché il caso specifico può sempre essere particolarmente diverso) i giovani compensano con un’altra “qualità”: il narcisismo. Ci sono ricerche che dimostrano che i giovani di oggi sono particolarmente narcisisti, ma altre ricerche dimostrano che questo è perfettamente normale. Il narcisismo di per sé non è un problema, è anzi parte del normale funzionamento umano. Diventa un problema quando ad esempio diventa eccessivo o si trasforma in “fragilità narcisistica”, ma altrimenti è perfettamente normale. “Sì va beh ma io non sono così, e poi loro stanno tutto il giorno attaccati al telefono!” Ed è corretto, in generale. …più o meno. Ricerche come questa dimostrano che il narcisismo è naturale e cala con l’età.
  Di conseguenza è abbastanza naturale che le vecchie generazioni dicano alle nuove generazioni che sono più narcisistiche, e a loro da giovani succedeva la stessa cosa e via dicendo, anche se sembra uno scherzo.  

E il telefono?

  Beh, i nativi digitali non sono gli unici a passare il tempo sul telefono. Ci sono diversi studi sui millennials (persone nate tra gli anni 80 e gli anni 2000) che dimostrano che loro per primi sono la generazione che passano più tempo su internet. Dico loro ma in questo gruppo di persone c’è dentro buona parte di noi visto che parliamo di persone con un età oggi compresa tra i 20 e i 38 anni. E queste persone sono, in alcuni casi, i genitori di questi ragazzi. Ma, hey, non è un male, lo smartphone è una delle invenzioni più incredibili degli ultimi 100 anni, quindi è perfettamente normale che tutti lo usino così frequentemente, anche chi è nato prima degli anni 80.  

Ma quanto frequentemente?

  In Italia i millenials sono 11,2 milioni di persone, il 76% delle quali sono connesse ad internet. Queste persone sono always on, connessi dalla mattina alla notte, tanto che rappresentano il 55% degli utenti online in Italia tra le 12:00 e le 21:00 (Fonte Audiweb) È significativo che nel 2015 in tutte le fasce orarie Internet ha superato la televisione nel numero di accessi giornalieri.
  • Il 69% di persone in questa fascia di età accede ad internet mentre guarda la televisione
  • l’83% utilizza Internet come piattaforma di fruizione in streaming dei contenuti TV (film, serie TV, trailer, ecc.)
  • il 73% ritiene che la televisione, per la rigidità dei palinsesti e dell’offerta dei canali, non sia in grado di assecondare pienamente i loro interessi. (Fonte Audiweb)
E’ quindi normale che i ragazzi di oggi passino costantemente il tempo attaccati a dei dispositivi mobili se tutti gli esempi che hanno intorno fanno la stessa cosa. Quello che dovremmo chiederci forse non è come farli smettere, ma come smettere noi, se proprio vogliamo farli smettere. Ma dovremmo cambiare tutti completamente le nostre abitudini, il che pare un tantino improbabile. Quello che si può fare invece è prendere consapevolezza dei pregi e dei difetti del mondo in cui vivono loro, e come possiamo porci noi per far sì che possano sfruttare quei pregi, e possano limitare i loro difetti. Insomma dobbiamo, come abbiamo già detto altre volte, guidarli al meglio e per farlo dobbiamo comprendere e accettare che la loro mente lavora in un modo diverso dalla nostra, per via della costante presenza della tecnologia. Di come comprendere meglio questi funzionamenti e come agire di conseguenza, ne parleremo nel prossimo articolo.

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