Panico? Calma, è solo settembre!

da | Ago 31, 2018 | studio | 0 commenti

Sento ancora le onde del mare dal lettino vicino mentre mi abbronzo un po’. Le partite a beach volley. Le fiere, le bancarelle, le grigliate, la musica alta. Le serate spensierate con gli amici, ridendo e scherzando. E ridendo e scherzando oggi ti sei svegliato e ti sei accorto che oggi è il 31 agosto. Neanche il tempo di abbronzarci un attimo che già siamo a settembre. Io non ho nemmeno fatto in tempo a capire dov’è il mare che già mi ritrovo in studio. Va beh, siamo qui, inutile lamentarsi. Anche perché mentre io mi lamento del mancato colorito nocciola, qualcuno è in panico imprecando perché i compiti estivi non si sono fatti da soli. I compiti purtroppo non li possiamo fare noi, e a quanto ci risulta non esistono ancora delle app che svolgano questa funzione, però dalla settimana prossima torniamo a farti compagnia (o a romperti le scatole, dipende dal sentimento affettuoso che hai sviluppato per noi) con strategie utili a sopravvivere all’adolescenza del tuo ragazzo (con tutte le altre varianti femminili e plurali), tra scuola e vita mondana. Anzi, facciamo così. Nel caso la tua situazione sia drastica, perché veramente ci sono ancora tutti i compiti da fare, cominciamo subito con due dritte veloci. Appurato che, in questo caso specifico, “fuggite sciocchi!” non è un’opzione vagliabile, vediamo come si può tentare di riparare all’eccessivo svago estivo. Il problema, infatti, è che pur volendo fare i compiti, una mente non abituata a farli e a concentrarsi per tanto tempo farà molta fatica a compiere questa missione. Senza contare quello che viene chiamato “summer slide”, ovvero la tendenza a “bruciare” nei 3 mesi estivi, passati lontano dai libri, un mese di ciò che è stato appreso durante l’anno scolastico. Ok, abbiamo meno di due settimane per recuperare un po’ di terreno.  

Francesco aiutaci tu!

Negli anni ’80 un certo Francesco Cirillo inventa la tecnica del pomodoro che, a dispetto del nome, non è una tecnica culinaria. La tecnica del pomodoro consiste in un utilizzo intelligente del tempo e della concentrazione, tenendo conto del fatto che l’attenzione è una risorsa limitata. Infatti è molto facile distrarsi. No, scusa. Negli anni 80 era molto facile distrarsi, oggi è praticamente impossibile NON distrarsi. Comunque, questo tizio aveva lo stesso problema della maggior parte dei ragazzi: non riusciva a restare concentrato per più di un certo periodo. Allora ha pensato di prendere il suo timer da cucina, che aveva la forma di un pomodoro (da qui il creativo nome della tecnica), e si è messo a studiare intensamente per brevi intervalli di tempo. Brevemente, la tecnica del pomodoro oggi consiste nel concentrarsi nello studio per 25 minuti per poi fare 5 minuti di pausa. 25 minuti di studio, 5 di pausa. Altri 25 minuti di studio, altri 5 di pausa, e così via facendo una pausa più lunga, di circa 15 minuti/mezz’ora, ogni 2 ore. In questo modo riusciamo a dare alla nostra mente la possibilità di distrarsi abbastanza spesso, e visto che oggi è abituata a distrarsi sempre è cosa buona e giusta. E allo stesso tempo riusciamo a rimanere concentrati anche per diverse ore. Come abbiamo detto nell’articolo di luglio “5 strategie per far fare i compiti estivi a tuo figlio” è cosa buona e giusta in quei 25 minuti anche spegnere e allontanare tutte le fonti di distrazione, altrimenti dopo 5 minuti sei punto e a capo.  

E poi ci vuole un metodo

Un’altra tecnica che ci può aiutare nel tentativo di arrivare a scuola rodati è l’applicazione di un metodo di studio. Ne abbiamo già parlato in un articolo apposta quindi non ci dilunghiamo, ma riprendendo il tema della concentrazione, un metodo di studio può tornarci utile. Infatti se la tecnica usata per studiare è quella di leggere e rileggere per almeno 16 volte lo stesso capitolo, il cervello si annoia e dopo la seconda ripetizione si da al vagabondaggio. Invece, applicare un metodo di studio che oltre alla lettura prevede la schematizzazione dei contenuti, la ripetizione orale e altre tecniche di cui abbiamo parlato nell’articolo, annoia meno la mente perché deve compiere azioni diverse continuamente, il che la tiene costantemente in uno stato di attivazione. Un po’ come quando si gioca. Un po eh.

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